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VOLUME “BETWEEN THE WRITTEN LITERAL AND THE VISUAL LITERAL”
di Sonia Marconi – pubblicato il 30/10/07

Il South Bank Center di Londra ospita in questi giorni la mostra “Volume” del giovane artista londinese Sam Winston. 
(info: http://www.southbankcentre.co.uk/all-events/productions/volume-13f)
Ecco come Sam presenta il suo lavoro:

Volume explores my fascination with both the written word and visual communication. I always wanted to be a writer but it was a while before I realized that there was more than one language at my disposal, and far more than just than one alphabet.

The visual language we see everyday is often hidden behind printed words. There is however a fascinating world beyond the written word, alphabet of type, paper, colour line and form  - each has the potential to speak volumes long before any words have been read.

My interest in visual language inspired me to create stories and perhaps that’s why, more often than not, they are referred to as artworks rather than stories. For this exhibition I chose to present a series of works exploring and celebrating our relationship with this hidden language”.

La mostra presenta diverse opere tra cui:

A Dictionary Story”. Si tratta di un libro il cui contenuto è stato trascritto lungo una sola larga pagina piegata a fisarmonica. Il lato sinistro di ogni pagina presenta il racconto disposto in modo che appare, per ogni piega, una parola per ogni riga, mentre il lato destro ospita la spiegazione letterale della parola corrispondente. La disposizione delle lettere che formano le parole non è sempre lineare, tanto che in alcuni punti le lettere stesse creano delle forme. Dalla riproduzione litografica dell’opera nel formato di un quadro, le figure appaiono percepibili nel complesso come parti di un cavalluccio marino. L’artista afferma  di ritenere il dizionario un libro ricco di potenziale perché in grado di contenere tutti gli scritti dei grandi scrittori anche se non in un corretto ordine.

Romeo and Juliet” è invece un’opera composta di due parti: a sinistra si trova un quadro con il testo di una parte dell’opera “Romeo e Giulietta” scritta in modo lineare. A destra si trova un collage delle stesse parole disposte in modo da offire un effetto ottico particolare, di resa circolare. Secondo l’artista le due opere evocherebbero lo stesso tipo di emozione. Egli dichiara nello specifico: “On the left the text is evokative and stirs emotions. The imagine on the right evokes a similar feeling even though the meaning has been removed. My work sits somewhere between the written literal and the visual literal. I like to make imagine out of the words”.

Full folded dictionary” è un’opera che allinea spazialmente 20 volumi dell’Oxford English Dictionary. I volumi vengono presentati ben aperti, con tutte le pagine piegate, in modo di creare, per ognuno, una scultura in carta.

Silent| Listen” è un quadro in cui la parte superiore presenta un complesso di morbide linee curve  bianche su sfondo nero (che sembrano ritrarsi visivamente) mentre la parte inferiore presenta un complesso spigoloso di linee rosse su sfondo nero nell’atto di protrarsi visivamente verso l’alto.

Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico

L’artista Sam Winston sembra prefiggersi l’obiettivo di trasformare il ruolo stesso della parola.
Nella prima opera in mostra vediamo che un libro diventa in realtà un gioco in cui la storia non è affatto protagonista, ma strumento. Generalmente, pensando al linguaggio verbale scritto, è la parola nel suo significante ad essere finalizzata al suo significato. In questo caso, invece, il significato viene esplicitato, eppure non viene tenuto in considerazione. Il ricevente non è portato a leggere la storia, ma ad apprezzarne la fisica plasticità.
Per quel che riguarda la seconda creazione, possiamo supporre che Shakespeare scrisse la sua opera più famosa immaginando probabilmente il suono di quelle parole su di un palco, parte di una scena precisa come di un preciso contesto. Sam ha preso quelle stesse parole, le ha stampate e ha stravolto il loro aspetto poetico, legandolo alla loro disposizione nel complesso piuttosto che al significato evocato. L’aspetto emozionale dell’opera verte ora sull’architettonica formale del significante nella sua plasticità , piuttosto che sul suo significato letterale. È attraverso questa trasformazione che gli stessi elementi si mettono a disposizione in un caso del linguaggio verbale e nell’altro del linguaggio visivo. L’autore sostiene che questa trasformazione non stravolga il senso dell’opera originale, perché è studiata per evocare le sue stesse emozioni.
Come ricevente, penso che le variabili influenti nella ricezione siano così tante ed il coinvolgimento dei sensi sia così diverso nei due casi, che le emozioni suscitate non possano essere comparate. Piuttosto direi che l’opera nel suo complesso si completa, proprio perché le emozioni suscitate nei due momenti sono così diversamente vissute.
La serie di “dizionari scultura” fa del libro di significati letterali per eccellenza, una manifestazione estetica priva di letterarietà, un oggetto che significa qualcosa di “diverso” dalla sua funzione originaria e che assume il suo significato nella sua spigolosa fisicità, e forma. Il primo istinto del ricevente è quello di curiosità  verso un’esperienza tattile che ne completerebbe la percezione, ma che purtroppo per la natura dell’opera non è concessa.
Nella quarta opera infine, è  come se la parola venisse rappresenta visivamente e graficamente nella sua manifestazione sonora, nell’atto di “arrivare all’altro” e penetrare il silenzio generando l’ascolto. 

Alcune questioni da approfondire

  • Quali tipi di rapporti possono legare il linguaggio verbale e quello visivo?
  • Questo tipo di interpretazione per la seconda opera può essere trattato anche in culture che prevedono un altro tipo di alfabeto?
  •  La scrittura, l’oralità ed il visivo sono percepiti per tutti allo stesso modo?
  • Riceventi con background culturali diversi con la conoscenza della stessa lingua percepiranno il quadro visuale nello stesso modo? E nel caso in cui la lingua non sia conosciuta? E se non sapessero che la prima parte dell’opera fosse legata alla seconda?
  • Possiamo dire che, come nella terza opera, un significato come quello di “parola” possa diventare un’esperienza tattile? 
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