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SULL'ARCHITETTURA DELL'INFORMAZIONE WEB
di Francesca Ripa – pubblicato il 14/05/08

OGGETTO: Le seguenti riflessioni fanno riferimento ad articoli pubblicati in  http://trovabile.org e http://lucarosati.it/ sul concetto di “architettura dell’informazione per il web”.

- Il Web: una fonte di informazione -

Il web è uno spazio virtuale, con accesso diretto, nel quale convogliano contenuti di diversa natura (testi, immagini, video, musica). Data la sua ampiezza e fruibilità, rappresenta una fonte preziosa di informazioni. Spesso si ricorre al web per rintracciare notizie provenienti da altri media: “Il 65% degli italiani che usano un motore di ricerca ha approfondito su internet un prodotto o un servizio visto in uno spot televisivo o radiofonico oppure in una pubblicità su un quotidiano.” (more info:  (http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-convergenza-cross-media ).

- Acquisizione casuale di informazioni -

Una volta avuto accesso al web, si inizia a navigare passando da un link all'altro imbattendosi casualmente in svariati contenuti (attualità, sport, arte, divertimento, testi, immagini, ecc.). Il seguente grafico di Marcia Bates sintetizza il comportamento di ricerca dell'informazione.



I due assi della matrice indicano il grado di consapevolezza dell’individuo circa l’informazione ricercata (asse verticale) e il grado di volontarietà del processo di ricerca stesso (asse orizzontale). Per ciascuno di questi assi vengono distinte due modalità opposte:
- asse verticale (grado di consapevolezza dell’oggetto ricercato; grado in cui sappiamo di aver bisogno di conoscere una data informazione):

  • diretto: posso specificare cosa sto cercando, se pure con minore o maggiore precisione
  • indiretto: non so cosa sto cercando

- asse orizzontale (grado di volontarietà):

  • attivo: ricerca attiva di una informazione
  • passiva: acquisizione passiva di una informazione (dal contesto, da altri etc.).

[...] La frequenza con cui ciascuna strategia occorre nella nostra vita ci offre le riflessioni più interessanti. Circa l’80% delle informazioni che acquisiamo nel corso della nostra vita ci vengono attraverso la modalità di awareness (nel grafico: being Aware); circa il 14% attraverso il monitoring; solo il 5% è acquisito mediante browsing e un esiguo 1% mediante searching. La quasi totalità (94%) del nostro bagaglio conoscitivo deriva quindi da una modalità passiva di acquisizione delle informazioni.” (more info: http://trovabile.org/articoli/un-modello-integrato-di-interazione-uomo-informazione ).

- Ansia da cattivo design -

Se l'acquisizione di informazione avviene casualmente, cosa guida la navigazione dell'utente? Perché si ferma in un sito e sfugge dall'altro? E' la così detta ansia da design.
“Le pagine internet ben disegnate dovrebbero essere facili da usare come un cavatappi: guardandole tutto ciò che si può fare dovrebbe sembrare ovvio, e nella mente dell’utente non dovrebbe esserci alcun dubbio circa le opzioni che si possono intraprendere. [...] Quando si è perplessi sul funzionamento di una pagina web, ciò che fa la differenza è appunto il suo design: un sito internet ben progettato dà l’opportunità all’utente di fare ricorso alla memoria di relazioni significative la quale, in termini di impegno cognitivo, richiede molto meno sforzo; se le relazioni sono ben visibili, la difficoltà sarà minima appunto perché di alcune cose si è già a conoscenza e, inoltre, l’interfaccia aiuta a ricordare le relazioni di causa/effetto.” (more info: http://trovabile.org/articoli/ansia-da-informazione ).
Se la pagina web non è immediatamente comprensibile, la si abbandona e le informazioni, in essa contenute, andranno perse.
 
- Conclusione -

Dai dati emersi in questa mini ricerca, Internet si presenta come fosse un supermercato di contenuti. Si entra per cercare un cosa, ma si riempie il carrello con prodotti incontrati lungo il tragitto e presi perché a portata di mano. Ciò che non si trova, per l'utente/consumatore non esiste. Da qui nasce la necessità di “un'architettura dell'informazione per il web” che renda i contenuti “trovabili”.

 

Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico

L'A.I. (architettura dell'informazione) organizza i contenuti per poter gestire più facilmente la loro reperibilità, quindi per rendere il CONTENUTO FRUIBILE. Se si è sempre parlato del binomio contenuto/forma, credo sia giusto anche ipotizzare il binomio: contenuto/trovabilità.

Con questa chiave di lettura, la forma del contenuto, sia essa verbale, visiva, ecc., passa in secondo piano. Se un lato della moneta è rappresentato dal contenuto e l'atro dalla forma, da questo punto di vista il posto della “forma” è preso dalla “trovabilità”. Nel web è impossibile avere una catalogazione sistematica dei contenuti, se essi non emergono dalla ricerca effettuata dall'utente è come se non esistessero. In uno spazio chiuso, come quello di una biblioteca, una cineteca, ma anche di un supermercato, gli oggetti sono schedati e catalogati. Anche se non emergono dalla ricerca di qualcuno, compaiono in un indice o un elenco, quindi essi esistono. Ma nel web, che è privo di confini, a fatica si registrano i mutamenti, contenuti entranti e uscenti. Non si ha percezione di ciò che c'è e di ciò che non c'è. Per cui se un contenuto non diviene reperibile, e non finisce nelle mani di un utente, cade nell'oblio. La sua presenza/esistenza si estingue.
Nel web, più di come un contenuto venga espresso conta se è fruibile. Ciò che diviene fondamentale è la Rintracciabilità: la connessione con altri contenuti, la rete dei link nella quale è inserito, parole chiave, interazione con l'utente. La sussistenza del contenuto dipende dall'entrare in contatto con un ricevente. In quest'ottica l'interpretante rientra, al pari dell'emittente, nella decisionalità dell'esistenza del contenuto che non deve solo essere emesso ma, con pari importanza, reperito e  ricevuto. La mancata interazione tra utente e contenuto, dovuta ad una scarsa fruibilità e connessione della pagina web, pregiudicano la fortuna comunicativa del contenuto stesso.

Alcune questioni da approfondire

Un contenuto per essere tale deve essere interpretato. Questa non è una novità, ma di fronte alle riflessioni di cui sopra e di fronte al web, questo aspetto si accentua e acquista valore. Un'indagine su tali tematiche potrebbe rappresentare un'opportunità per approfondire il ruolo dell'interpretante e le sue implicazioni sulla situazione comunicativa.
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