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ILANO: "LA CITTA' CHE SALE".
UNA PERFORMANCE DI DANZA VERTICALE ISPIRATA AL CELEBRE DIPINTO DEL PITTORE ITALIANO UMBERTO BOCCIONI

di Elisabet Fasano - pubblicato il 22/02/09

OGGETTO: performance

Per festeggiare i 100 anni del Futurismo, venerdì 20 Febbraio 2009, Milano, città madre del movimento avanguardista, ha ospitato un singolare show acrobatico della compagnia di danza Retouramont di Parigi: "La città che sale - Réfléxion de façade".

La facciata di Palazzo Marino, sede del Municipio, si è trasformata in un palcoscenico verticale.
Quattro ballerini della compagnia parigina, con la coreografia di Geneviève Mazin, imbragati da elastici e funi, hanno volteggiato sulla parete del Comune,  per 30 minuti sfidando la forza di gravità.
La performance ispirata al celebre dipinto del futurista Umberto Boccioni del 1910 suggerisce una sfida alla gravità e alla fatica umana.

Geneviève Mazin descrive così l’esibizione: “Sarà una relazione immediata, sensitiva, carnale con l’edificio. La nostra è un creazione in situ. Desideriamo che il pubblico si identifichi con noi, nel nostro correre sospese sulla facciata e per questo tracceremo nuove linee orizzontali e verticali alla ricerca di nuove prospettive che vadano al di là di quelle esistenti. L’alto e il basso, l’apparizione e la sparizione. Quattro danzatrici correranno sul muro come donne stressate, accompagnate da un universo sonoro oscillante tra ritmi veloci e tempi sospesi.”. 

Il movimento è stato un elemento importante nel pensiero futurista, e “la danza è prima di tutto movimento”. Il manifesto della Danza Futurista, pubblicato da Marinetti l'8 luglio 1917 a Firenze, sostiene che "bisogna superare le possibilità muscolari e tendere nella danza a quell'ideale di corpo moltiplicato dal motore che noi abbiamo sognato da tempo. Bisogna imitare con i gesti i movimenti delle macchine. Fare una corte assidua ai volanti".

LA CITTÀ CHE SALE” DI BOCCIONI

La città che sale” (oggi esposto al Museum of Modern Art di New York) è un dipinto ad olio su tela di cm 200 x 290,5 realizzato nel 1910. Il titolo originale è “Il Lavoro”, raffigura un cantiere di vasche per l'acqua destinate ad una centrale termoelettrica di Milano. Dalle pennellate filamentose e dal contrasto di luce e colore si coglie la visione di palazzi in costruzione in una periferia urbana, da cui emergono ciminiere e impalcature nella parte superiore. Gran parte dello spazio è occupato da uomini e da cavalli, fusi esasperatamente insieme in uno sforzo dinamico.

Nel dipinto, Boccioni mette in risalto alcuni tra gli elementi più tipici del futurismo, quali l'esaltazione visiva della forza e del movimento, l'esaltazione del lavoro dell'uomo e l'importanza della città moderna plasmata sulle esigenze del nuovo concetto di uomo del futuro. L'artista vuol esprimere l'idea del movimento e della fatica umana e animale attraverso la simultaneità, che consente la presenza contemporanea del cavallo sia sullo sfondo che in primo piano, dove è ostacolato dal gesto dell'operaio che cerca con tutte le sue forze di fermarlo, aggrappandosi alle briglie. Il cavallo è per Boccioni ciò che la macchina significa per Marinetti: il simbolo del progresso, della crescita urbana ed economica propri dello spirito moderno.

Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico

Da un punto di vista strettamente semiotico, la performance costituisce una traduzione coreografica che fa uso di un medium tridimensionale per dar vita al dipinto.
Si tratta di un evento comunicativo dinamico, di carattere prevalentemente visivo, ma anche acustico che si consuma in un determinato tempo e spazio di rappresentazione. Il lato significante ha origine e si consuma nel tempo e nello spazio della rappresentazione; il lato del significato, invece, è affidato al confronto con il dipinto che giustifica il nome della performance.

La situazione comunicativa in cui si sviluppa la performance conferisce un ruolo di primo piano allo spazio della città piuttosto che alla mera esecuzione della danza che, presa di per sé, appare esteticamente molto meno brillante. È nel rapporto tra spazio ed esibizione che si creano le condizioni per l’interpretazione.
La  testualità della performance dallo statuto aperto e instabile,  crea relazioni in divenire con lo spazio e il tempo, per certi versi previste dalla coreografia dell’azione, per altri lasciate libere di ridefinirsi dinamicamente.
La coerenza concettuale  tra il dipinto e la performance sembra animato dalla verticalità ed orizzontalità delle linee tracciate dal movimento che i ballerini disegnano nello spazio, e che evocano le pennellate filamentose del Boccioni.
Naturalmente alcune parti sono state sacrificate in nome della traducibilità del testo, vedi l’aspetto simbolico relativo ai cavalli che nel dipinto accentrano una buona parte della significazione, simbolo della forza inarrestabile e incontenibile paragonata alla nuova città che si sviluppa e cresce in modo inesorabile.

Alcune questioni da approfondire

  • Si può stabilire qual è lo scarto di senso e di forme che la traduzione produce?  E’ nel vuoto traduttivo la forza ricreatrice della ricostruzione coreografica?
  • Il rapporto che instaura tra la spazialità del dipinto e il senso del luogo della performance.
  • La performance come testualità funzionale alla risemantizzazione degli spazi della città
  • Il senso dello spazio negli eventi performativi:  operatore di relazione tra cultura e pubblico?
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