Home > Archivio News > 2007 > IANUA
Home - Redazione - Ricerca - Testologia Semiotica - Case Studies - Contatti - Archivio News


IANUA
di Elisabet Fasano – pubblicato il 10/12/07

Ianua” (in latino “porta”) è il nome dell’opera che lo scultore Pietro Coletta, di origine barese ha deciso di dare in dono alla città di Noci, come dono alla cittadina della Murgia dei trulli e delle grotte, per l’ospitalità che la contraddistingue.
Alta 8 metri, la struttura è costituita da un telaio in ferro che compone un portale con 4 grandi vele di rame fissate a lunghe braccia basculanti, la sua forma nasce da una sorta d'ibridazione tra la figura di una soglia e quella di una barca. L’opera realizzata ha subito delle variazioni rispetto al prototipo iniziale (che si può ammirare nella foto qui accanto) per ragioni strettamente connesse alla sicurezza pubblica, essendo essa collocata in un crocevia nel centro cittadino.

Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico

La scultura per Coletta è il tramite tra la terra ed il cosmo, è il modo per indagare i valori primari ed universali che improntano ogni cultura. Coletta ha fatto propri i principi della poetica sanscrita, taoista e zen, il cui principio fondante non mira al raggiungimento della verosimiglianza fisica rispetto al modello quanto l’espressione della sua intima essenza. Consonanza spirituale con il modello.

La sua ambizione è quella di costruire una scultura virtuale, la sua ricerca plastica è incentrata sul tema unico dello spazio. È lo spazio il suo materiale di lavoro, le sue opere non occupano lo spazio ma lo generano e lo dilatano, preservando un carattere appunto virtuale e quindi ambiguo. Per illustrare Il concetto di virtualità l’artista ricorre al termine greco phánein: «l’evento che appare e rappresenta ciò che non è».

Nell’opera presa in esame, il nome è altamente significativo: Ianua e cioè porta, portale. Il titolo di un opera generalmente tende ad esplicitare l’intento dell’autore. Essendo collocata in contesto urbano Ianua è interpretabile come via d’accesso al paese. L’autore, d’altra parte, cerca di avvicinare i fruitori al significato concepito. Su parte del telaio, difatti, è stata apposta una targa che recita: “Ecco Ianua, quarta porta di Noci. Portale della nostra Anima. Ingresso segreto che ci porta all’orizzonte del crepuscolo per entrare nell’Aurora della vita. Cantiamo i sogni dell’Amore, poiché solo così possiamo aprire il Portale alla Rosa dei Venti e veleggiare verso antichi lidi lontani, poetici e struggenti” Pietro Coletta. In concomitanza con l’inaugurazione dell’opera, l’artista ha esposto presso l’ex palazzo della corte una selezione di sculture, una mostra personale dal titolo “Sognando di aprire le porte al vento” . Protagonista di queste opere, che spesso lavorano sulla leggerezza e l’inganno percettivo, è la creazione di uno spazio virtuale in cui assume un'importanza fondamentale il ruolo dell'ambiguità provocata in chi guarda. (vedi: www.exibart.com).

Alcune questioni da approfondire:

- Qual è la vocazione dialogica dell’opera con il corpo del fruitore e l’ambiente in cui è ospitata? In che modo la scultura incide sulla percezione dello spazio urbano circostante?

- Come si articola il processo percettivo alla visione espositiva dell’opera d’arte? Quali competenze deve possedere il fruitore dell’opera per comprenderne il significato?

- In che modo lo spazio nell’opera di Coletta assume la stessa importanza che ha nel pensiero classico cinese?

- Il processo di traduzione dell’opera d’arte rispetto al prototipo iniziale rende conto dei valori di base individuati dall’autore? Può ancora definirsi opera d’arte lì dove scende a compromesso per ragioni legate alla sicurezza pubblica?

- In che modo la mostra personale contribuisce all’interpretazione di Ianua?

News
“Come suonano i sogni"
di Elisabet Fasano
Lavazza Design Paradiso
di Elisabet Fasano
Barilla: 132 Anni in 132 secondi
di Francesco Barbabella
Milano: “La città che sale”.
di Elisabet Fasano
Alfa - BET: MiTO
di Elisabet Fasano