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DATA CINEMA
di Gianna Angelini – pubblicato il 26/08/08


Carlo Zanni (La Spezia 1975)  è un artista che dichiara di ispirarsi a Sol Le Witt (uno dei padri dell’arte concettuale e minimalista) per le sue opere che interpretano in modo del tutto nuovo il rapporto esistente tra cinema e digitale. Egli chiama DATA CINEMA il frutto delle sue sperimentazioni, perché si tratta di prodotti in apparenza cinematografici, ma che si nutrono di codice binario per sopravvivere in una forma che gli viene affidata solo temporaneamente. I suoi ultimi lavori sono: The Possibile Ties Between Illness an Success (2006) e My Temporary Visiting Position From The Sunset Terrace Bar (2007). Si tratta di webfilm con una natura variabile. Essi, cioè, non hanno una struttura formale definitiva, ma si modifica in tempo reale in base alla modalità di interazione che l’utente web stabilisce con essa. The possible Ties (www.thepossibleties.com), per esempio, offre una riflessione sul rapporto fra talento, successo e patologie maniaco-depressive. Il protagonista (interpretato da Ignazio Oliva) viene aggredito dai segni progressivi di una malattia. Le macchie che pian piano invadono il suo corpo, sono generate automaticamente da un software che comunica con Google Analytics, sistema di statistiche per monitorare il traffico sui siti web. Le chiazze si estendono all’aumentare dei visitatori e si distribuiscono sul corpo dell’attore in modo diverso a seconda della loro provenienza geografica. The Sunset Terrace Bar (www.fromthesunsetterrace.com) offre, invece, una riflessione sul tema della migrazione. Il film si compone di due parti: un panorama urbano fisso, che appartiene alla città di Ahlen, in Germania, e un cielo “animato” che arriva direttamente da Napoli, dove, ogni sera, una webcam registra i colori del tramonto. Sul finale, il panorama viene invaso da uno stormo di uccelli che attraversa lo schermo. Anche in questo caso il visitatore del sito, oltre all’opzione “live”, ha la possibilità di guardare una “libreria” di filmati registrati e conservati, che vanno a formare una campionatura delle infinite versioni possibili.

Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico

L’idea alla base dell’opera di Carlo Zanni pare quella di un cinema interattivo, che mira a trasformare se stesso in funzione di impulsi e stimoli non previsti e non prevedibili, in quanto non interni al proprio meccanismo testuale. Ciò che, però, rende il flusso di informazioni apparentemente bidirezionale, in quanto la trasformazione dei dati in presenza risulta funzionale a dati esterni incontrollabili in senso assoluto, provoca, a nostro avviso, una unica polarità interpretativa.

Da un lato, infatti, lo spettatore assiste alla proiezione di testi diversi da quelli studiati per essere trasmessi, dall’altro, invece, essendo i meccanismi che regolano tali trasformazioni per nulla dallo stesso controllabili, almeno in modo consapevole e monitorabile, l’interattività non viene percepita come potere creativo e dà il via ad un processo interpretativo non del tutto dissimile a quello che si attiva di fronte ad un audiovisivo classicamente inteso.

Sostanzialmente, la manipolazione dell’artista procede in modo del tutto formale-strutturale, in totale assenza di sperimentazione contenutistica. In questo senso l’esperimento, molto interessante dal punto di vista della generazione espressiva, incuriosisce per le proprie potenzialità in fase di eventuale realizzazione maggiormente contaminata. Una tale nuova prospettiva potrebbe rendere lo spettatore incredulo di fronte a proiezioni successive e pertanto critico di fronte alla propria ricezione del reale.

Per il momento si assista affascinati ad opere di ingegno.

“Let’s just imitate the real until we find a better one”
(Markus Acher – The Notwist, Good lies)

Alcune questioni da approfondire

  • Relazione significans-significatum  in fase generativa di senso
  • La percezione del processo generativo, in fase di manipolazione espressiva del testo
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