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OSA C’È DALL’ALTRO LATO?
di Valentina La Selva - pubblicato il 26/10/07

Evento: Film

Titolo: Auf der anderen Seite
Regia: Fatih Akin
Cast: Nurgül Ye?ilçay, Baki Davrak, Patrycia Ziolkowska, Nursel Köse, Tuncel Kurtiz
Durata: 122 minuti
Genere: drammatico, colore
Produzione: Germania, 2007

Trama: Ali, un pensionato di origine turca, convince la prostituta Yeter a vivere con lui ed il figlio Nejat, professore di germanistica. Durante una lite, Ali uccide la donna e per questo finisce in carcere. Il figlio, sconvolto, decide di partire per la Turchia alla ricerca della figlia della donna, Ayten, che vuole aiutare a terminare gli studi universitari. Ayten, però, è un’attivista politica (per il governo turco una terrorista). Per fuggire alla persecuzione, cerca rifugio in Germania, dove conosce Lotte, una studentessa, di cui si innamora. Dopo che la sua domanda di asilo politico è stata respinta, Ayten è costretta a rientrare in patria, dove viene arrestata. Lotte segue l’amante in Turchia, dove conosce Nejat, e dove muore dopo una banale rapina. Nejat, dopo la scarcerazione ed il rimpatrio del padre, si reca da lui per riconciliarsi.

Spunti riflessivi di carattere semiotico-testologico

Il film, come quasi tutte le opere precedenti del regista (tra gli altri ‘La sposa turca’ Orso d’oro al Festival di Berlino del 2004), tratta il complesso tema dell’immigrazione turca in Germania. A differenza delle precedenti produzioni, però, il regista introduce un elemento di novità: oltre al fatto che la quasi totalità del film è recitata in turco (sottotitolato), anche l’ambientazione è duplice (Germania – Turchia). Perché il regista ha effettuato queste scelte? Ritengo che il primo punto da analizzare sia il titolo del film, che, tradotto in italiano, significa “dall’altro lato”. Innanzitutto, cos’è l’altro lato? Se ci limitiamo ad un’analisi letterale, possiamo riconoscere nella parola “altro” una sorta di connotazione negativa: “altro” è tutto quello che si discosta da noi, che è differente. All’inizio del film, la comunità turca che vive a Brema è presentata con lo stesso riferimento semantico: si muove su uno sfondo di degrado sociale (prostituzione, solitudine), mentre la popolazione tedesca scende in piazza per difendere i diritti dei lavoratori. Anche l’uso del linguaggio segue questa distinzione: la lingua tedesca è necessaria per l’integrazione sociale o per lavorare, mentre il turco è il linguaggio che si adotta tra amici o familiari. Cosa accade, però, quando l’ambientazione cambia, e la Turchia diventa il lato “corretto”, dove la cittadinanza scende in piazza per difendere i diritti umani, ed il tedesco è una lingua quasi sconosciuta? Qual è “l’altro lato”? Trovo particolarmente esemplificative, da questo punto di vista, due scene del film: quella della manifestazione popolare a Brema e quella, molto simile, che si svolge ad Istanbul. In entrambe le scene, il regista ha fatto comparire delle parole in sovrimpressione: “la morte di Yeter” nella prima e “la morte di Lotte” nella seconda. Le due donne verranno uccise “dall’altro lato”, entrambe da straniere in un paese che non è il loro, ma saranno vittime dello stesso degrado. Per quanto riguarda invece la scelta della lingua, reputo che quella originale sia particolarmente efficace nell’offrire al pubblico una differente chiave di lettura: la difficoltà che comporta il dover leggere e, contemporaneamente, vedere nella totalità la scena che viene presentata, rispecchia quella di chi deve esprimersi in una lingua che gli è estranea.

Alcune questioni da approfondire

  • Intentio auctoris: in che modo il produttore di un testo comunica ai destinatari il suo messaggio?
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